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Marjari, il gatto e la Dea Shasti

2025-10-23 20:02

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Yoga,

Marjari, il gatto e la Dea Shasti

In questo articolo ti parlerò di una mia grande passione: il gatto, un piccolo e, al contempo, grande felino e della Dea a lui legata: Shasti.

In questo articolo ti parlerò di una mia grande passione: il gatto, un piccolo e, al contempo, grande felino.

Il gatto è un animale talmente bello e magico da meritare a pieno titolo un asana tutto suo ed esser addirittura la cavalcatura di una Dea.

Io ho quattro gatti e ne ho avuti molti di più nella mia vita.

Quasi tutti randagini che mi hanno letteralmente trovata in momenti cruciali della mia esistenza, alcuni addirittura si ammalano quando mi ammalo io con gli stessi sintomi, altri partecipano delle mie stesse emozioni.

Insomma, chi conosce bene i gatti sa che hanno un qualcosa di magico, un'innata capacità di raggiungerci, di trovarci; un compito speciale da portare avanti quando ci scelgono nella loro apparente tenerezza.

I gatti sono infatti animali ambivalenti.

Dentro di sé portano la dolcezza del micino e la ferocia della tigre.

Si muovono leggeri e presenti nella nostra quotidianità, portando con sé altri mondi a noi imperscrutabili.

Per questo motivo hanno ispirato storicamente proiezioni sia positive sia negative.

Nell'antico Egitto il gatto era il favorito della dea Bastet e anche di Iside. Era prevista la pena di morte per chiunque togliesse la vita a un gatto.

I gatti venivano addirittura imbalsamati per godere della vita eterna presso la loro protettrice, la dea Bastet, che era figlia di Ra, il Dio del sole con il quale solcava il cielo durante il giorno e di notte si trasformava in un gatto per difendere il padre dal serpente, Apep, suo nemico giurato.

Il legame tra le divinità femminili e i gatti ha avuto ripercussioni sociali ben oltre la fine dell'impero egizio. 

Con il cristianesimo i culti pagani non smisero di essere praticati soprattutto dalle donne e quindi osteggiati insieme ai loro simboli.

Fu così che nacque il binomio strega - gatto.

Tra le varie caratteristiche di una strega vi era infatti quella di prendersi cura di uno o più gatti.

Molte divinità femminili sono in qualche modo associate ai gatti, pensiamo alla dea Freya, per esempio, l'equivalente guerriero di Venere nella mitologia nordica.

Lei aveva un carro trainato da due bellissimi gatti, dono del suo sposo Thor.

Tali gatti erano propizi per le donne appena sposate, in quanto ne garantivano la fertilità.

Ma veniamo all'India e al mondo dello yoga.

Una Dea poco conosciuta, ma molto amata, e la dea Shasti, sempre rappresentata con il suo vahana, che letteralmente significa ciò che porta ciò che spinge ovvero il il veicolo della divinità, che era proprio un grosso gatto.

Dea protettrice delle nascite e dei bambini, Shasti era in origine rappresentata con il volto da gatto.

Lei viene comunemente adorata il sesto giorno dopo la nascita di un bambino per propiziarne la salute.

Una leggenda della regione del Bengala racconta che una donna golosa, incolpo il gatto di casa, di aver rubato il cibo che in realtà aveva mangiato lei.

Il felino venne punito, ma essendo il vahana di Shasti andò dalla Dea a chiedere vendetta e lei gli ordinò di rapire tutti i bambini che la donna avesse partorito.

La vendetta andò avanti fino al sesto figlio perché la donna decise di indagare.

Dopo aver vegliato tutta la notte, vide il gatto rapire il suo ultimo nato e lo seguì fino ad arrivare alla dimora di Shasti, dove trovò tutti i suoi bambini che giocavano attorno alla Dea.

La madre chiese il perdono del gatto che glielo accordò e giurò a Shasti di venerarla sempre con un rituale speciale.

Ed ora caliamoci nel mondo dello Yoga con la posizione dedicata al nostro magico gatto.

La posizione del gatto è chiamata Marjariasana e in essa troviamo un insieme di simboli interessanti.

Innanzitutto impariamo la flessibilità. In questa forma la colonna vertebrale ha la possibilità di estendersi ad allungarsi in modo graduale, ma deciso, così come la muscolatura delle nostre gambe.

Ma ciò non ci tragga in inganno così come accade nel corpo del gatto,  tanta morbidezza e flessibilità corrispondono ad un grande lavoro di forza nelle gambe, nelle braccia e nella muscolatura addominale che si contrae e si distende ritmicamente.

Durante questo asana stimoliamo e facciamo esperienza di aspetti polari di noi.

Oggi ti guiderò nella sua esecuzione in due tempi per terminare poi con la forma dedicata alla dea Shasti, Colei che cavalca il gatto.

Ti propongo quindi di portarti in quadrupedia.

Senti che le tue ginocchia sono unite tra di loro.

Senti che gli avambracci si appoggiano a terra e le mani vanno ad afferrare ognuna il gomito opposto.

Avverti il parallelismo tra le tue braccia e le tue cosce.

Senti la possibilità di scaricare in maniera equilibrata, tra le ginocchia e gli avambracci, il peso del tuo corpo.

Il capo non è abbandonato, ma il viso è orientato verso la terra.

Decidi di accordarti con il tuo respiro, ascoltando per qualche istante l'aria che entra ed esce dal tuo corpo.

Quindi lascia che il respiro diventi motore del tuo movimento e che durante una profonda ispirazione la gamba sinistra possa sollevarsi verso il cielo unitamente al viso.

Attraverso una profonda espirazione, riporta quindi il ginocchio sinistro vicino a quello destro, lasciando che il bacino possa arretrare fino ai tuoi talloni e che la fronte possa toccare la terra.

In un istante a polmoni vuoti, potrai ascoltare la profonda distensione di tutta la colonna vertebrale per poi, inspirando, ritornare dolcemente con il tronco parallelo alla terra e terminare la tua inspirazione stendendo verso il cielo la gamba destra.

Quindi, una nuova espirazione ti porterà ad arretrare con il bacino e ad appoggiare la fronte al suolo.

Ti invito, per altre due volte, a portarti in questa prima fase di Marjariasana, la forma del gatto.

Quando hai terminato, riporta il tuo tronco nel parallelismo con la terra e lascia che i palmi delle mani possano appoggiarsi al suolo aperte come la misura delle spalle. 

Per tutta la forma, le tue braccia rimarranno ben distese.

Decidi nell'ispirazione di sollevare, ancora una volta, la gamba sinistra e il viso verso il cielo sentendo bene tutta l'estensione della muscolatura posteriore sul lato sinistro.

Nell'ispirazione, questa volta, senti che fronte e ginocchio vogliono incontrarsi; non forzare mai.

È una direzione, una traiettoria. Non è detto che sia immediatamente un punto di arrivo.

Senti che questo movimento di apertura e chiusura si ripete per almeno due volte sul lato sinistro del tuo corpo.

Senti come, in te, si bilancino differenti forze.

Forze che sostengono.

Forze che portano all'equilibrio.

E quando hai terminato, sempre prendendoti tutto il tempo che ti serve, ti invito ad appoggiare il ginocchio sinistro vicino a quello destro.

Senti, ancora una volta, che le tue braccia e le tue cosce sono in parallelismo tra di loro.

Poi porta la tua attenzione sul lato destro del corpo.

Adesso sarà la gamba destra ad estendersi verso l'alto posteriormente, mentre il viso guarda al cielo durante l'inspirazione.

E poi saranno la fronte e il ginocchio destro nell'espirazione a volersi incontrare.

Quale tipo di forza ti sta abitando? Quale genere di flessibilità?

Sperimentale proprio come farebbero i nostri amici gatti.

Datti quindi la possibilità di arretrare con il bacino.

Lasciando scivolare in avanti i tuoi avambracci e toccando la terra con la fronte.

Nella forma chiamata Dharmikasana,, la devozione.

Rimani per qualche istante lasciando scivolare, dentro di te, la possibilità di vivere contemporaneamente dimensioni polari dell'esistenza proprio come farebbe un gatto.

Quindi dolcemente sentiti ruotare sul lato sinistro del corpo.

Ti invito ad estendere il braccio sinistro con il palmo della mano adagiato al suolo e ad appoggiarvi l'orecchio.

Disegnando temporaneamente una linea con tutto il corpo.

Il braccio destro è appoggiato al fianco corrispondente.

Quindi senti che si flette il ginocchio destro e che la caviglia destra si adagia sulla gamba sinistra.

Sentirai che il ginocchio destro si appoggerà spontaneamente al suolo davanti a te.

Lascia che anche il palmo della mano destra si appoggi al suolo davanti a te.

Come se tu stessi riposando.

Nella forma dedicata alla dea Shasti, colei che si muove cavalcando un gatto, ascolta il tuo respiro lambire le profondità delle pelvi, del tuo bacino.

Ascolta Il Perineo che si muove a ritmo del respiro.

Lasciati andare alla morbidezza del corpo della Dea.

Puoi anche riposare in questa forma.

E se lo desideri, decidere di ripeterla sul lato opposto.

 

Nel salutarti, ti ricordo che questo blog è in continua evoluzione e si basa sulle ispirazioni che arrivano da chi legge.

Se vi sono degli argomenti che ti stanno a cuore e desideri che io li tratti dal punto di vista simbolico fammelo sapere!

Se vi sono degli asana, delle tecniche o semplicemente delle riflessioni che riguardano il mondo del simbolo del mito all'interno dello yoga che solleticano la tua curiosità, sarò felicissima di prenderle in carico.

 

Se desideri approfondire nuovi spunti per una pratica che comprenda il linguaggio del simbolo e del mito ti invito a dare uno sguardo alle risorse che metto a disposizione sul sito web e sul Podcast e a seguirmi tutti i canali social: Facebook Instagram.
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